Favorire lo sviluppo del linguaggio musicale - consiglio 10.

"Cantate per e con i vostri bambini"

Recenti studi hanno rivelato come la musica possa essere appresa attraverso gli stessi meccanismi con cui impariamo a parlare. Quando mi viene chiesto se i bambini con cui lavoro non siano "troppo piccoli" per fare musica, rispondo sottolineando una contraddizione in cui si rischia di cadere: ai bambini si parla fin dal loro primo respiro, lo si fa in maniera sintatticamente corretta, esprimendo anche concetti complessi. Lo si fa per stimolare il loro linguaggio, per spronarli a pronunciare le prime parole.

Altrettanto - purtroppo - non si fa in musica. Non ancora.

In un mondo orientato al risultato e alla performance, si ritiene che si debba far compiere un cammino musicale ai propri figli, solo se li si vede "portati", o se tale percorso li condurrà a calcare un palcoscenico.
Così facendo si ignorano però tutti i restanti benefici di una buona pratica musicale precoce.

Cantare per e con i vostri bambini instaurerà una relazione con loro da vivere su un piano diverso da quello verbale, che potrà tornare utile in varie fasi della loro crescita.
Cantare per e con i vostri bambini li farà sentire legittimati a fare musica a loro volta e li renderà più sicuri di se stessi ed accettati.
Cantare per e con i vostri bambini permetterà alle loro sinapsi cerebrali di ramificarsi, aprendo finestre di apprendimento che - in assenza di stimoli musicali - rimarrebbero inutilizzate.

«La musica permette al bambino di sviluppare la capacità di ascolto e di osservazione dell’ambiente sonoro, maturare le proprie potenzialità espressive, comunicative, immaginative e creative, accrescere le capacità di concentrazione e memoria, rafforzare l’autostima.

Negli ultimi anni è stata ampiamente sostenuta e condivisa l’idea che l’esperienza musicale, sin dall’epoca pre-natale e nel corso di tutta l’infanzia, migliori la qualità dell’interazione madre/bambino, stimoli lo sviluppo cognitivo e porti ad un aumento delle competenze del bambino anche in attività extramusicali. Questo avverrebbe per una sorta di trasferimento delle abilità specifiche apprese musicalmente alle competenze comunicative ed alle funzioni cognitive di base necessarie per svolgere altri compiti di tipo non musicale.

Molti lavori hanno dimostrato che l’attività musicale porta ad una plasticità adattiva della rete neurale coinvolta nell’elaborazione ritmico-temporale delle informazioni linguistiche, ad un miglioramento delle funzioni attentive e mnestiche e delle abilità di lettura.»
Dal convegno “La musica come strumento per lo sviluppo del bambino” (Modena, 15 marzo 2014).


La nota ricercatrice canadese Sandra Trehub ha trascorso tutta la vita a studiare le competenze musicali dei bambini piccoli e le potenzialità che un apprendimento musicale precoce può avere sullo sviluppo dell’essere umano. Ama spesso ricordare che “quando un adulto canta per un bambino, i benefici sono di entrambi, di chi canta e di chi ascolta [...], l’intimità che si crea in questi momenti fa sì che la mamma riesca a dire (o a cantare) cose che altrimenti non riuscirebbe ad esprimere. Riuscire a comunicare emozioni profonde al proprio bimbo spesso ci fa sentire più vicini all’altro [...], cantare sottovoce calma entrambi e fare un gioco cantato coinvolge sia l’adulto che il bambino in un momento gioioso. Così, il canto materno può regolare le emozioni di entrambi” .


Mi capita spesso di usare il canto come strumento di relazione con i miei figli. Il più piccolo non parla ancora e a volte stiamo intere mezzore a dialogare in musica. Il maggiore sta entrando nell'età scolare, con tutti i cambiamenti emotivi che questo comporta. A volte è silenzioso, altre non riesce ad esprimere ciò che ha nel cuore, altre ancora è arrabbiato/triste/esaltato...il canto serve molto, per il tipo di rapporto che abbiamo costruito, ad entrare in sintonia con lui. A consentirgli di aprirsi, di trovare sollievo, legittimazione, aiuto.
A confermargli che può e deve crescere, sempre!

© Anna Fenoglio – Crescendo in Musica